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Luigi Solari: una vita al servizio della radiotelegrafia

Allocuzione del nipote, Ambasciatore Luigi Solari jr, in occasione di una manifestazione indetta per celebrare il Centenario del conferimento del Premio Nobel a Guglielmo Marconi.
(ISIS, Osimo, Ancona - 18 dicembre 2009)

Desidero ringraziare le Autorità scolastiche qui presenti, ed in in particolare il Preside dell’ISIS, prof. Giri, nonché l’Ammiragliato di Ancona, per avermi invitato a questa manifestazione perché essa mi consente di rendere omaggio a Guglielmo Marconi attraverso l’illustrazione della figura e dell’opera di mio nonno, Luigi Solari, che fu il principale collaboratore del geniale inventore e l’artefice dello sviluppo industriale della radiotelegrafia in Italia e in vari altri paesi.

Luigi Solari fu un marchigiano ben noto nella prima metà del secolo scorso, ma è oggi sconosciuto ai più. Infatti per l’inevitabile trascorrere del tempo l’oblio è caduto su di lui benché egli abbia dedicato tutta la sua vita all’affermazione del genio marconiano e pur in presenza di ripetute celebrazioni in onore del grande inventore bolognese.

Per la verità due anni fa il Comune di Loreto, donde la famiglia Solari è originaria, si è ricordato di mio nonno, e, in coincidenza fortuita col cinquantenario della sua scomparsa, si è fatto promotore di una cerimonia in occasione della presentazione del libro Passione, radio e onde elettriche scritto dal radiotecnico e Maresciallo di Marina Filippo Pacelli di Portorecanati, il quale, mosso da ammirazione per il suo conterraneo, ne ha rievocato la personalità ed alcuni momenti della sua attività.

Nella stessa circostanza, l’Ammiraglio Trevisani, Comandante del Dipartimento Militare Marittimo dell’Adriatico, volle testimoniare il perdurante apprezzamento della nostra Marina Militare nei confronti di due suoi illustri ufficiali, quali appunto furono Marconi e Solari, e ricordò il grande ruolo propulsivo svolto dalla stessa Marina agli inizi del secolo scorso a vantaggio dello sviluppo scientifico e industriale del nostro Paese.

Del resto mio nonno è stato sempre molto orglioso della sua appartenenza alla Regia Marina e, benché egli avesse abbandonato abbastanza presto il servizio attivo, il titolo di cui più andava fiero era proprio quello di Capitano di Vascello, grado al quale egli venne promosso quando entrò a far parte della Riserva Navale.

Avvalendomi, quindi, della traccia seguita nella precedente mia conferenza del 2007, dirò che Luigi Solari, benché marchigiano a tutti gli effetti, nacque nel 1873 a Torino ove suo padre Girolamo si era trasferito dopo aver svolto a Loreto le funzioni di Sindaco, il primo dopo l’Unità d’Italia della quale era stato un convinto assertore.

A Torino Girolamo Solari sposò la cugina, Contessa Erminia Sapelli di Capriglio, appartenente ad un’antica famiglia di patrioti piemontesi, e a Torino nacque mio nonno, il quale però trascorse qui nelle Marche parte della sua infanzia e della sua gioventù , fino a quando, sentendosi attratto dalla carriera militare in Marina, si iscrisse presso l’Istituto propedeutico Cavallero di Firenze, passando poi, in qualità di allievo-ufficiale, alla neo-costituita Accademia Navale di Livorno.

Qui conseguì brillantemente, nel 1893, il grado iniziale di Guardiamarina nel Corpo dello Stato Maggiore, quando aveva appena vent’anni.

Fu proprio nelle due predette città toscane, Firenze e Livorno, che Solari ebbe casualmente modo di fare amicizia col giovane Marconi, il quale pure si trovava colà per ragioni di studio ma che, dopo aver eseguito nella sua villa bolognese di Pontecchio i primi noti esperimenti di trasmissioni a distanza di segnali telegrafici, si trasferì a Londra per promuovere la sua invenzione, stante anche il disinteresse del Ministero delle Poste e Telegrafi italiano per la sua scoperta.

Nel 1897 Solari venne inviato dai superiori a specializzarsi presso il Politecnico “Galileo Ferraris” di Torino, dove nel 1899 conseguì il diploma «di capacità nelle applicazioni industriali in elettrotecnica», come tale specializzazione ingegneristica veniva allora definita.

Fu durante quel biennio che egli ebbe modo di assistere con profitto alla Spezia alle prime esperienze di R.T. svolte fra la costa ligure e la R. Nave “San Martino” da Marconi che frattanto era stato richiamato, sia pur tardivamente, in Italia dal Ministero della Marina.

Nel 1900, Solari partecipò a bordo della R.N. “Vittor Pisani” alla Campagna di Cina, nell’ambito della nota, e direi antesignana, spedizione navale multinazionale colà inviata per liberare Tientsin e le sedi diplomatiche occidentali a Pechino assediate dai rivoltosi nazionalisti.

Al ritorno in patria mio nonno venne destinato in servizio, con funzioni di Direttore delle Esperienze, alla stazione radiotelegrafica di San Bartolomeo alla Spezia ove egli riprodusse con successo i circuiti sintonici sperimentati da Marconi nel canale di Bristol. Per i suoi esperimenti Solari si avvalse anche di uno speciale radioconduttore o coherer a cadmio, da lui stesso elaborato.

Solari ottenne risultati talmente positivi da indurre l’Ammiraglio Morin, il Ministro della Marina dell’epoca, ad approvare il ristabilimento di rapporti ufficiali di collaborazione con l’inventore il quale, come ho accennato, non avendo ricevuto nel nostro Paese gli appoggi necessari per sviluppare le sue ricerche, aveva brevettato a Londra il suo sistema di trasmissione radiotelegrafica e vi aveva creato la Marconi Company britannica.

Così nell’estate dello stesso 1901 Marconi – dopo una qualche riluttanza iniziale – accettò di prendere Solari come suo collaboratore a Poldhu in Cornovaglia ove era in corso d’impianto la prima stazione sperimentale per trasmissioni transatlantiche, dalla quale lo scienziato realizzò lo storico collegamento con San Giovanni di Terranova in Canada.

La relazione riservata che il Tenente di Vascello Solari inviò al Ministero della Marina per illustrare tale successo venne accoltà con incredulità. Ma mio nonno non si scoraggiò e nel 1902 persuase Marconi a firmare col Governo italiano una convenzione (poi approvata a pieni voti dal Parlamento) che consentiva l’uso gratuito in Italia dei suoi brevetti per scopi militari e a fornire alla nostra Marina, per la somma irrisoria di 16.000 lire, un totale di sei stazioni sintoniche che, sotto la supervisione di mio nonno stesso, vennero poi installate a Monte Mario in Roma, a Caprera e su 4 navi da guerra.

Lo stesso anno, Solari - forte anche dell’appoggio che poté personalmente ottenere dal Re Vittorio Emanuele III, dal quale era stato ricevuto in speciale udienza – riuscì a convincere il nuovo Ministro della Marina, Ammiraglio Mirabello, a mettere a disposizione di Marconi la R. Nave “Carlo Alberto” per testare la reale validità delle sue scoperte.

Il T.V. Solari vi venne imbarcato come responsabile di una speciale stazione-laboratorio da lui allestita a bordo e coadiuvò lo scienziato durante una lunga e storica navigazione sperimentale che portò la nave nel Mediterraneo occidentale, nello Stretto della Manica, nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, e ritorno, al termine della quale egli stese una relazione ufficiale con cui comprovò inequivocabilmente la possibilità di effettuare la trasmissione di regolari messaggi R.T. intercontinentali superando la curvatura della terra.

Sulla scia di tale successo e del rinnovato sostegno del Sovrano nell’autunno-inverno dello stesso 1902 la “Carlo Alberto” venne nuovamente messa a disposizione di Marconi per un’ulteriore campagna, svoltasi questa volta, nell’Atlantico settentrionale che consentì allo scienziato di inaugurare, sempre con l’assistenza tecnico-scientifica di Solari, il primo servizio radiotelegrafico tra l’Europa e l’America, e cioè tra la citata stazione Marconi di Poldhu in Gran Bretagna e il grande impianto di Glace Bay in Canada.

Il 1903 fu un anno particolarmente felice per mio nonno. Infatti sul piano privato egli coronò il suo sogno d’amore sposando la cugina, Baronessa Ida Rubin de Cervin, appartenente ad un’antica famiglia savoiarda di miltari. Sul piano professionale venne incaricato di rappresentare l’Italia a Berlino alla prima Conferenza internazionale sulla radiotelegrafia ove Solari contrastò le tesi della Germania volte a limitare a solo 100 miglia la portata delle stazioni R.T. navali e costiere che la Marconi Company era già in grado di costruire per distanze molto maggiori ma non invece la Telefunken tedesca. Altrettanto egli fece l’anno successivo alla Conferenza internazionale di Saint Louis.

Collocato fuori ruolo dalla Marina, tra il 1904 e il 1906 Solari svolse le funzioni di Direttore di Divisione al Ministero delle Poste e dei Telegrafi, ed in tale veste organizzò i primi servizi pubblici di telegrafia senza fili nel nostro Paese, dando avvio, a seguito di un apposito accordo fra il Governo e Marconi, alla costruzione a Coltano, vicino a Pisa, di una ultrapotente stazione radioletegrafica che egli progettò e realizzò insieme a Marconi. Il modernissimo impianto, da lui collaudato cinque anni dopo, fu costruito su un terreno di 114 ettari all’uopo concesso dal Re Vittorio Emanuele III nella tenuta reale di San Rossore. Esso si avvaleva di 16 altissime antenne montate su altrettante torri metalliche che permisero efficaci collegamenti transoceanici, in particolare con le Colonie italiane più lontane quali l’Eritrea e la Somalia.

Negli stessi anni Solari coordinò la realizzazione degli impianti R.T. di Bari in Puglia e di Antivari (ora Bar) in Montenegro, volti al primo collegamento radiotelegrafico fra le due sponde dell’Adriatico, un servizio fortemente voluto da un altro marchigiano, il Conte Stelluti-Scala di Fabriano, allora Ministro delle Poste e Telegrafi.

Nel 1905 mio nonno svolse un ruolo determinante per il sostegno finanziario delle iniziative imprenditoriali di Marconi, che non trovava i capitali necessari per sviluppare in Italia la sua invenzione, riuscendo così ad ottenere il coinvolgimento della Banca Commerciale e un prestito della Banca d’Italia, allora diretta dal notissimo comm. Stringher.

Il 1909 fu l’anno della concessione a Marconi del Nobel, di cui oggi celebriamo il centenario, che, tuttavia, lo scienziato accolse con iniziale scetticismo pensando di meritare tale Premio da solo e a pieno titolo e non a metà col tedesco Karl Ferdinand Braun perché, come disse testualmente a mio nonno, quest’ultimo, «pur essendosi affermato nel campo della fisica e della telegrafia, non aveva affatto inventato la radio».

Negli anni precedenti il 1914 mio nonno si trasformò gradualmente in un dinamico imprenditore nel settore della radiotelegrafia industriale, effettuando ripetuti viaggi di lavoro e negoziali nei principali paesi europei ove era sempre ricevuto al massimo livello grazie anche all’appoggio degli ambasciatori italiani in loco. Come delegato personale dell’inventore e come rappresentante generale della Marconi Company, Solari promosse ed ottenne l’adozione dei sistemi e delle apparecchiature Marconi da parte delle flotte d’Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria e Impero Ottomano, realizzò e diresse nel porto di Genova le prime “Officine Marconi”, la società italiana specializzata nella fornitura di impianti R.T. di produzione nazionale per la nostra Marina Mercantile, organizzò i servizi di bordo delle nostre principali navi da crociera e da carico, partecipò alla guerra serbo-turca del 1912-13 come consigliere tecnico dell’Esercito Serbo di cui organizzò i primi servizi R.T. militari. In quel periodo mio nonno promosse anche la creazione in Italia della Società Adriatica Telefoni, poi denominata T.I.M.O.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Solari chiese insistentemente di riprendere servizio attivo in Marina ma il Governo ritenne più utile confermarlo nella direzione dei servizi R.T. della Marina Mercantile e nella riorganizzazione, per esigenze belliche, delle “Officine Marconi” nel capoluogo ligure. Egli venne incaricato, in particolare, della progettazione e costruzione di moderne stazioni radio campali per l’Esercito e di condurre esperimenti per collegare via radio i nostri primi aerei militari e i dirigibili.

Tra il 1919 e il 1924 Solari potenziò ulteriormente le “Officine Marconi” di Genova (che giunsero a dar lavoro a 2.000 persone), creandovi la prima industria nazionale per la costruzione di apparecchi a valvola termoionica e di radiogoniometri, organizzò l’impianto di una stazione R.T. nello Stato libero di Fiume, introdusse la radiotelegrafia in Svizzera, in Spagna, in Portogallo e in Angola e soprattutto costituì la “Marconi Italiana”, la grande società per azioni specializzata nelle applicazioni industriali della radiotelegrafia a grande distanza e in particolare nella costruzione di moderne stazioni a onde corte.

Nel quadriennio 1925-28 costituì e organizzò la S.p.A “Radiofono”, poi trasformata in Unione Radiofonica Italiana (URI), la prima società privata del nostro Paese attiva nel settore della radiofonia a onde medie, che tuttavia il Governo fascista ritenne ben presto di nazionalizzare per esigenze di pubblico interesse e di ridenominare EIAR nel 1927 (l’Ente statale Italiano per le Audizioni Radio da cui scaturì l’odierna RAI).

A seguito, poi, di un decreto d’ispirazione autarchica che aveva annullato la possibilità per la Marconi Company International di fornire impianti alla nostra Marina Mercantile, mio nonno creò la Società Italiana Radio Marittima (S.I.R.M.) che poté così surrogare la precedente concessionaria estera, soprattutto nell’introduzione del sistema ad onde corte sulle navi non militari.

Dopo la firma dei Patti Lateranensi e del Concordato del 1929 fra Stato e Chiesa mio nonno coadiuvò attivamente Marconi nelle trattative con il Card. Gasparri e la Santa Sede per la costruzione della stazione della Radio Vaticana, poi solennemente inaugurata nel 1931 con la prima trasmissione intorno al globo della parola umana, quella benedicente del Papa Pio XI.

A tale anno assai fausto ne seguì uno triste perché nel 1932 mio nonno venne colpito da quattro colpi di rivoltella, sparatigli in prossimità del suo ufficio a via Condotti a Roma da un dipendente impazzito. Per l’occasione Marconi fece una lunga deposizione processuale in suo favore, che si concludeva con queste parole: «Ho la più alta stima del Marchese Solari, il più profondo ricordo per quello che ha fatto e la più grande fiducia per quello che fa».

Ricuperate gradualmante le primitive energie, negli anni successivi Luigi Solari si dedicò soprattutto ad un nuovo progetto per il quale lo scienziato nutriva grande interesse e che prevedeva lo sviluppo delle microonde, e cioè delle radiazioni inferiori a un metro, intraprendendo con lui vari sofisticati esperimenti, in particolare alla stazione di Torrechiaruccia presso Civitavecchia, che vennero realizzati grazie ad una rinnovata collaborazione fra la “Marconi Italiana”, della quale mio nonno era l’Amministratore Delegato, e la Marina Militare. In tale contesto si giunse, come è noto, ad un passo dalla scoperta del radar.

Altri esperimenti riguardarono invece lo sviluppo delle trasmissioni televisive, poi trattato nel corso della prima Conferenza internazionale per la Televisione, svoltasi a Nizza in Francia nel 1937, l’ultima di una serie cui Solari partecipò.

La guerra italo-etiopica del 1935-36, le sanzioni della Società delle Nazioni e il rapido deteriorarsi delle tradizionali relazioni di amicizia fra l’Italia e la Gran Bretagna, cui Marconi era particolarmente legato sia per ragioni d’affari, sia soprattutto di famiglia (la madre e la prima moglie erano britanniche), avevano frattanto cominciato a riflettersi indirettamente anche su talune iniziative del gruppo imprenditoriale diretto da mio nonno il quale, però, proseguì indefesso nelle sue attività, tanto che in riconoscimento delle alte benemerenze da lui acquisite in campo industriale, il Re Vittorio Emanuele III gli conferì il 20 aprile 1937 la prestigiosa onorificenza di Cavaliere del Lavoro, che venne aggiungersi alle molte altre che gli erano state assegnate.

Tuttavia dopo solo tre mesi, il 20 luglio 1937, Guglielmo Marconi, lo scienziato e amico di una vita – che già da qualche tempo soffriva di problemi cardiaci - ebbe un attacco di cuore e morì improvvisamente, gettando l’Italia e il mondo nel lutto. Fu per mio nonno un momento di grande commozione, che traspare ancor’oggi dalla lettura del messaggio celebrativo da lui pronunciato alla radio in quei giorni.

Non tanto tempo dopo anche la salute di mio nonno, ormai prossimo ai 65 anni, cominciò a deteriorarsi sicché egli dovette rassegnarsi ad abbandanore gradualmente alcune delle posizioni manageriali di responsabilità fino ad allora ricoperte.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’entrata in guerra della Gran Bretagna contro l’Italia indussero improvvisamente il Governo fascista a requisire e commissariare la Società Marconi, che considerava legata agli interessi inglesi, con la conseguente totale estromissione di mio nonno e il suo definitivo ritiro a vita privata.

Superando l’inevitabile amarezza Solari si dedicò attivamente alla stesura di libri ed articoli sulla radiotelegrafia e su Guglielmo Marconi, del quale, del resto, era stato il biografo ufficiale quando lo scienziato era ancora in vita, dato che fin dal 1928 egli aveva pubblicato presso l’editore Morano di Napoli il volume Marconi, dalla borgata di Pontecchio a Sydney d’Australia.

Così, in cinque anni scrisse nella sua casa di Roma altri quattro libri, segnatamente Marconi nell’intimità e nel lavoro (Ed. Mondadori, 1940), Marconi: la radio in pace e in guerra (Ed. Mondadori, 1940), Sui mari e sui continenti con le onde elettriche (Ed. Bocca, 1942) e Storia della Radio (Garzanti, 1945). Mio nonno fu anche l’estensore delle voci dell’Enciclopedia Treccani dedicate alla radiotelegrafia.

Nel secondo dopoguerra, l’Italia democratica non si dimenticò di lui tanto che il 2 giugno 1953 il Presidente Luigi Einaudi lo onorò con il conferimento dell’alta onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Gli ultimi suoi anni sono quelli a quali risalgono i miei ricordi giovanili. Lo rivedo proprio come venne descritto in un bel volume dei primi anni ’50 contenente i profili dei Cavalieri del Lavoro, e cioè di tutti coloro che, grazie al loro dinamismo e alle loro capacità, sono stati i veri artefici del progresso dell’industria in Italia.

Di lui vi si legge:

È un maturo gentiluomo dal tratto affabilissimo, dall’occhio mite e sorridente, (...) che trascorre le sue giornate in serene meditazioni, abbandonandosi ai ricordi di un’esistenza quanto mai varia ed avventurosa (...). 
I ricordi di un mondo ormai lontanissimo, quasi svanito nel tempo, anche se risalente a pochi decenni prima, (...) debbono tornare a visitarlo, mentre la luce incerta del crepuscolo indora i cieli romani (...).
Egli deve allora avvertire il rimpianto di quell’indefessa attività, sorretta dal puro e disinteressato spirito scientifico che lo guidò lungo una vita che percorse da pioniere, affiancando l’opera di uno dei più grandi scienziati e inventori della nostra età.

Luigi Solari morì serenamente il 7 febbraio 1957, e la Marina volle omaggiarlo per l’ultima volta tributandogli solenni onori militari alla Basilica di Santa Maria del Popolo in Roma.

Da allora egli riposa in pace nel piccolo cimitero di Loreto, non lungi dall’Adriatico da lui tanto amato, avendovi spesso navigato ed avendone potuto ammirare, fin da piccolo, la magnifica linea d’orizzonte dalle finestre della sua vecchia casa sita sul colle loretano.

In essa, che è ora di mia proprietà, io vado pian piano trasferendo le sue carte e i suoi cimeli, ancora sparsi qua e là, ripromettendomi, un giorno, di metterli a disposizione dei ricercatori.

Concludo con le belle ed altruistiche parole che Guglielmo Marconi ebbe a dire a mio nonno poco tempo prima di morire: «La radio deve servire in tempo di pace ad opere di progresso e di bene delle genti. Deve servire in tempo di guerra al trionfo della giustizia e alla difesa dell’umanità».